PESCARENICO: DA I PROMESSI SPOSI AI GIORNI NOSTRI

Il 4 gennaio 2020 eravamo in gita a Pescarenico.

“È Pescarenico, una terricciola, sulla riva sinistra dell’Adda, o voglia dire del lago, poco discosto dal ponte: un gruppetto di case, abitate la più parte da pescatori, e addobbate qua e là di tramagli e di reti tese ad asciugare”

 (A. Manzoni, I Promessi Sposi, cap. IV)

Pescarenico è l’unico luogo lecchese esplicitamente citato nel romanzo manzoniano.

Nel ‘600 era il villaggio abitato dalle famiglie che avevano il diritto di esercitare la pesca nel tratto del fiume Adda compreso tra il Lago di Lecco e quello di Garlate, un tratto molto ricco di pesci.

Ne I Promessi Sposi, a Pescarenico si trovava il Convento dei Cappuccini dove abitavano Fra Cristoforo e Fra Galdino ed è il luogo dal quale Lucia si allontana a bordo di una barca per sfuggire a Don Rodrigo.

Oggi, invece, Pescarenico è un tranquillo e incantato quartiere di Lecco, sospeso nel tempo e tra i riflessi dell’acqua e protetto dalle montagne.

Giunti qui e parcheggiata l’auto, ci siamo concessi una piacevole passeggiata lungo il fiume.

Una lenta e rilassante scoperta di piccole chicche qui custodite.

Un piccolo parco giochi lungo la riva ha subito attirato l’attenzione di Alessandro.

Una sosta e poi proseguiamo.

Poco distanti il Sasso dell’Addio Monti e la sagoma in ferro della barca con i personaggi de I Promessi Sposi coinvolti nella fuga di Lucia ci ricordano uno dei passi più celebri del romanzo di Manzoni. 

Quella descrizione poetica e malinconica, tanto da far sì che anche un luogo così suggestivo e meraviglioso trasmettesse anch’esso quella stessa tristezza provata da Lucia.

Abbandoniamo anche noi quel punto per raggiungere Piazza Era, il cuore del nucleo storico di Pescarenico.

E qui ci incantiamo di fronte al panorama che ci si apre davanti.

Un panorama di rara bellezza sul Ponte Azzone Visconti, conosciuto come Ponte, uno dei simboli della città di Lecco, sull’isola Viscontea e sulle tante barche ormeggiate.

Impossibile non notare quelle che Alessandro chiama le barche dalla forma strana: le Lucia.

Sono le storiche barche caratterizzate da tre cerchi di legno, divenute anch’esse un simbolo di Lecco, che presero il nome della promessa sposa Lucia.

Continuiamo la nostra passeggiata decidendo di perderci nel reticolo di strette stradine del borgo che diventano il luogo perfetto per giocare a nascondino!

Su un piccolo molo, trascorriamo del tempo ad ammirare le anatre e il fiume che riflette tutto. 

Prendiamo la via del ritorno senza dimenticare Casa Bigoni, un condominio che fu progettato dall’architetto lecchese Mino Fiocchi nel 1929 e che, a dispetto della destinazione a uso abitativo popolare, si presenta come un edificio signorile con tanto elementi architettonici seicenteschi e settecenteschi.

Ci portano a casa tantissimi scatti con la speranza di essere riusciti a immortalare tanta bellezza.

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